martedì 30 marzo 2010

let me introduce you / MICHELE GATTUSO fotografo




Mercoledì 31 marzo alle 20 inaugurerà ad Arteria (vicolo broglio 1/e, Bologna) la personale di Michele Gattuso, per la sezione di fotografia del concorso multiartistico MarteLive Bologna.

Michele si è imbattuto in quel meraviglioso giocattolo che è la reflex ed ha fatto di questo incontro l'occasione per realizzare un progetto visivo estremamente personale, caraterizzato da un'estetica fragile e da un ricerca formale in divenire applicata ad un'eterogenea gamma di soggetti.

Scrive di lui Marianita Santarossa : “Grazie alla sua profonda dimestichezza con lo strumento sceglie a priori cosa vuole ottenere quel giorno, sa che tipo di foto vuole raggiungere, il resto passa in secondo piano, pronto ad essere declinato secondo l’esigenza di quel momento. L’indifferenza tra l’analogico e il digitale si gioca in questo senso: non ha importanza il mezzo ma il fine (tanto che verrà premiato a un concorso della Lions per fotografie analogiche con una foto digitale, a dimostrazione di come sia facile, con lui, cadere in errore, anche per gli addetti ai lavori!). Si capisce, così, che l’eclettismo del suo lavoro non è dato da immaturità o indecisione ma dalla volontà di sfruttare tutte le possibilità che la fotografia prevede, dalla necessità di vivere la fotografia in ogni sua forma, per questo troviamo dei composti bianco e nero, fotografie sapientemente costruite e attimi rubati insieme. Michele è “ quello con la macchina fotografica” per questa ragione. Il rapporto con ciò che fa è diretto, quello che ci propone è il suo sguardo, personale e soggettivo, sulle cose, la sua curiosità radicata, la ricerca di un osservatore da osservare, la volontà di essere un testimone “alla seconda” che ci offre la sua intima lettura del mondo.”

mercoledì 24 marzo 2010

MARTELIVE BOLOGNA / EDIZIONE 2010


Fai fotografia? Scrivi? Fai parte di una band emergente? Realizzi abbigliamento con materiali di riciclo? E allora iscriviti a MarteLive: potrai partecipare al concorso multiartistico ed essere il protagonista degli eventi organizzati nei club bolognesi.

La serie di mostre, concerti, reading e performance si concluderà a fine maggio con la finale regionale MarteLive Emilia Romagna: in questa sede, una giuria di addetti ai lavori decreterà i vincitori delle discipline artistiche che accederanno alla finale nazionale in giugno a Roma.

Il prossimo evento di MarteLive Bologna è in programma mercoledì 31 marzo negli spazi underground di Arteria – save the date.

(info / contatti / iscrizioni : martelivebologna@gmail.com)

lunedì 15 marzo 2010

FESTIVAL DELLA FOTOGRAFIA ETICA




Una domenica pomeriggio con un sole quasi primaverile è stata in grado di convincere mr. Gaggia & I a comportarci come degli animali diurni e a spingerci fino a Lodi.

Mentre camminavamo per il centro, ci siamo ricordati improvvisamente di essere nella zona europea (insieme all'area di Londra e all'Île de France) col più alto PIL del continente: piazze strade loggette case perfettamente conservate, chiese del romanico lombardo restaurate ad arte e aperte (con tanto di guida gratuita disponibile ad intratterti), un'area pedonale immensa e caratterizzata da scelte urbanistiche illuminate. Italia? Pare di sì.

Ci siamo avventurati nei luoghi del Festival della Fotografia Etica: in due chiese sconsacrate adibite a spazi espositivi e nella sede del Gruppo Fotografico Progetto Immagine, abbiamo visitato 3 expo fotografiche notevoli sia per la qualità delle opere in mostra che per i contesti tematici a cui facevano riferimento.

Nell' ex chiesa dell'Angelo era ospitata Colombia, voci nascoste di Francesco Zizola, reportage per Medici senza Frontiere da una delle zone più colpite dalla violenza paramilitare concussa col narcotraffico: la Colombia è il terzo paese su scala mondiale per numero di sfollati interni subito dopo il Sudan e la Repubblica Democratica del Congo. Il 75% degli sfollati è composto da donne e bambini.

La galleria di Progetto Immagine proponeva Wordless Children di Luca Catalano Gonzaga: la serie di scatti sulla produzione di mattoni dei bambini operai in Nepal, è valso al fotografo il Grand Prix CARE du Reportage Humanitaire 2009.

Nell' ex chiesa di San Cristoforo, Greenpeace ha presentato una personale di Robert Knoth sul costo umano delle catastrofi legate alla produzione di energia nucleare nelle ex Repubbliche Sovietiche. Di quest'ultima mostra era stato realizzato un catalogo, introvabile già da sabato: sold out, visto e considerato che il festival è stato preso d'assalto per tutti e quattro i giorni da un inaspettato numero di turisti. A Lodi (!).

giovedì 11 marzo 2010

let me introduce you / LADIES COLLAGE




Le Ladies Collage sono un duo di dj fiorentine che ho conosciuto alla serata "Donne sull'orlo di una crisi di nervi" organizzata da Let's Queer. Alle donzelle era affidato il djset dell'aperitivo: swing intervallato dai pezzi più naif di Mina, sonorità vintage e tormentoni spagnoli in piena sintonia con le suggestione almodovariane della serata. Quanto ci sono piaciute.
Venerdì 12 marzo le potete incontrare a Firenze al Foco in via dell'oriuolo 19/R. Difficile non riconoscerle: saranno quelle in consolle con le manette di peluche, probabilmente intente a sparare bolle di sapone tra un pezzo e l'altro - quando non impegnate con i ferri da maglia.

lunedì 8 marzo 2010

:::BUON 8 MARZO:::




poche righe per augurarvi un buon 8 marzo:

"Ho appena capito che il premio sono io non ho altro denaro per riscatto, nient'altro da spezzare o scambiare che la vita il mio spirito dosato, frammentario, sparso sul tavolo della roulette, ripago quanto posso nient'altro da ficcare sotto il naso del maitre de jeu nulla da spingere fuori da...lla finestra, niente bandiere bianche questa carne è tutto ciò che ho da offrire, fare il gioco con questa testa qui e ora, e quello che vien dietro, la mia mossa mentre strisciamo sopra questo bordo, proseguendo sempre(si spera) fra le righe."

Lettera Rivoluzionaria # 1, Diane Di Prima

mercoledì 3 marzo 2010

ARIANNA LERUSSI personale di fotografia




avete ancora 2 giorni di tempo per andare al punt? lounge wine bar, farvi preparare uno spritz e godervi la personale di fotografia di arianna lerussi che ho curato: mi trovate lì (via san rocco 1/g, bologna)all'aperitivo di giovedì, quasi sicuramente vicino alla consolle - col solo scopo di importunare dj trippy.

domenica 21 febbraio 2010

QUEER STUFF – A SINGLE MAN di TOM FORD



Lo ammetto: quando ho letto che Tom Ford aveva girato un film come regista e lo aveva cosceneggiato partendo da un romanzo cult, ho storto il naso. Poi ci ho ripensato ed ho deciso di dargli una possibilità, visto e considerato che l'individuo in questione si è rivelato essere una personale fonte di sorpresa: quando ho visto gli ultimi stivali disegnati da Tom Ford per Gucci nel 2003, per la prima volta ho pensato di essere una feticista del piede.

Il gotha internazionale della moda ed absolute beginner del cinema ha scelto – rischiando - di realizzare un film partendo dall'omonimo romanzo e capolavoro della lettarura gay di Christopher Isherwood: l'autore, geniaccio inglese di nascita trapiantato prima nella Berlino della Weimar e successivamente approdato negli Stati Uniti, è stato un intellettuale legato a W.H. Auden, un outsider nel panorama culturale californiano della cerchia di Aldous Huxley e Bertrand Russel, il compagno di una vita del talentuoso pittore Don Bachardy. Il romanzo è un gioiello: fatevi un favore, leggetelo.

Ambientato nella Los Angeles del 1962, A Single Man è la storia del docente universitario George Falconer, omosessuale ed intellettuale, che vive con il suo compagno (nel film Matthew Goode) e due fox terrier in una casa significativamente di vetro. Non vi svelerò nulla, dicendovi che il film ha a che fare con la perdita ed il lutto che George dovrà affrontare dopo l'improvvisa morte del partner: l'opening act della pellicola, a titoli appena conclusi e senza che nessuno abbia ancora recitato una battuta, è sull'incidente d'auto e da questa scena - peraltro surreale - è immediatamente chiaro che Tom Ford non rinuncerà nei 100 minuti successivi al suo ruolo di esteta.

Il film ha a che fare con la paura, sia quella percepibile come individuo e legata alla morte ed alla solitudine, sia quella comunitaria evocata dalla crisi dei missili a Cuba e da una politica che ha scelto lo scontro tra i due blocchi, dall'idiozia del consumismo americano, dall'appartenere ad una minoranza invisibile. E proprio l'invisibilità è il nodo tragico del film: George Falconer non può vivere pubblicamente il dolore per la perdita dell'uomo cha ha amato per sedici anni ed al cui funerale non può partecipare perchè estromesso dalla famiglia in lutto, Geroge Falconer si costringe a chiudersi in una quieta disperazione non esternata ma anestetizzata da alcol e pillole, Geroge Falconer attraversa impeccabile folle di studenti in un campus universitario completamente avulso dalla realtà.

Tom Ford riempie la vuota routine del protaginista di gesti disperatamente quotidiani e satura le scene di oggetti: stilografiche, vinili, revolver e rastelliere di fucili, telefoni, cassette di sicurezza, ferma cravatte, spazzole da scarpe, pile di asciugamani nevroticamente ripiegati, parafanghi cromati la cui lucentezza spacca il cuore, distributori di caffè, temperini gialli, orologi da parete, calzini e camicie, bottilglie di gin infrante, pacchetti di lucky strike, rasoi, oggetti su cui cade una luce fredda, glaciale e vitrea, in grado di risucchiare il colore e con esso la vita. La bella fotografia di Eduard Grau (http://edugrau.com/), il cui impressionante curriculum annovera film e cortometraggi come music video e commercial, diventa pienamente mezzo espressivo nel momento in cui entrano in scena i corpi: che siano inquietanti bambine appena uscite da un quadro di Tamara De Lempicka e dedite all'allevamento di scorpioni come animali domestici, che si tratti di giovani sconosciuti incontrati in un drugstore o di appassionati studenti in lotta col conformismo, i corpi portano sulla scena una luce calda, gialla se non proprio aranciata, rivitalizzano la pellicola e l'interazione di George col mondo, apportando desiderio e scoperta nella disperazione monocromatica del protagonista.

Il cast è all'altezza della storia. Un Colin Firth così ispirato non lo si vedeva dai tempi di Valmont di Milos Forman: personalmente, mi ha ricordato il Guido di 8 ½, in versione tragica e queer, un personaggio che Mastroianni avrebbe trovato gustoso sicuramente per le scene del sacco a pelo (geniale) e dell'incontro col figlio del vicino (vistoso omaggio a Fellini).
Sua Maestà Julianne Moore è Charlie, amica e confidente di George Falconer, unico personaggio vagamente eccessivo del film: una radical chic decadente ed altoborghese, con una dipendenza da super alcolici che a tratti riporta alla mente il personaggio femminile di Boogie Nights già interpretato dalla Moore. E' con lei che Tom Ford non resiste al richiamo del glamour: le scene in cui Charlie si prepara per la cena e l'accoglienza dell'ospite la sera stessa sono patinate, terribilmente simili alle storiche campagne pubblicitarie che Ford realizzava per Gucci. Julianne Moore resta ed è D.I.V.I.N.A.
Nicholas Hoult, l'insopportabile bambino di About a boy, è cresciuto ed è una piacevole sorpresa: interpreta uno studente di George Falconer a cui decisamente non manca l'iniziativa ed i cui notevoli occhi britannici lasciano intravedere al single man Colin Firth la possibilità di un nuovo inizio – così come predetto dal modello (della maison Tom Ford) Jon Kortajarena in versione cassandra messicana pronta ad elargire pillole di saggezza popolare sudamericana: “Gli amori sono come gli autobus, prima o poi ne passa un altro.”


S.M.

N.B. una versione "tagliata" di questa recensione è apparsa nella rubrica queer stuff su " l'argonauta" http://www.largonauta.it/news/index.php?option=com_content&view=article&id=2696:queer-stuff-il-film-qa-single-manq-di-tom-ford&catid=53:cinema&Itemid=81

domenica 31 gennaio 2010

IDIOZIA VIRALE





Secondo le stime del governo italiano, l'inverno 2009/2010 sarebbe stato caratterizzato da una pandemia dovuta al virus dell'influenza H1N1.

Per prevenire l'epidemia ed il rischio che il paese si bloccasse – come profetizzavano istericamente i telegiornali delle reti pubbliche e private – sono stati acquistati al costo di 184 milioni di euro 24 milioni di vaccini prodotti dalla Novartis.

La pandemia non c'è stata.
Nei frigoriferi delle ASL italiane rimangono in giacenza 19 milioni di dosi inutilizzate di vaccino dell'H1N1.
Tra i responsabili dell'incauto acquisto, nessuno ha dato le dimissioni.
Chi rischia di perdere il posto sono, invece, 24 lavoratori della Novartis Italia che la multinazionale ha ben pensato di mettere in mobilità dopo il fatturato record del 2009.

OPENING ACT



Leggevo nel blog di Matteo B Bianchi che alcuni degli scrittori e scrittici emergenti che gli inviano e sottopongono i propri scritti, sostengono di “scrivere a tempo perso”.

Matteo ne è rimasto ragionevolmente sgomento. personalmente, mi sento orripilata da affermazioni del genere: a volte ho la sensazione che il tempo perso sia quello che non passo a scrivere, magnifica compensazione isterica di cui godo per nulla silenziosamente. Scrivere rientra nell'elenco delle attività psicofisiologiche indispensabili alla mia sopravvivenza come individuo: mangiare, bere, scopare, defecare, dormire, sognare – scrivere.